Uno degli strumenti fondamentali per la cattura di un pesce è sicuramente la rete da pesca. In commercio ne esistono numerose varietà e sono da sempre state utilizzate fin dall’antichità.

Dagli egizi, ai greci fino ai nativi americani e i maori, le reti da pesca erano un attrezzo comune e all’epoca venivano realizzate con le fibre naturali come il lino e il cotone o con l’erba o ancora usando le ortiche. Col passare degli anni, le reti da pesca non hanno subito dei cambiamenti significativi ma sono stati modificati i materiali con cui venivano costruite. Infatti, dopo gli anni ’30 del Novecento, sono state scoperte le fibre sintetiche e i poliammidi artificiali che rendevano la maglia intrecciata della rete da pesca più resistente.

Tra le svariate reti da pesca esistenti, all’interno del nostro catalogo potete trovare tre tipologie di reti: il martavello, la sciabica e lo sparviero.

Il Martavello: la rete da pesca dei pescatori di Marta

Il Martavello è una tipica rete da pesca da posta fissa o di nassa e la sua origine deriva dai pescatori di Marta, piccolo comune laziale caratterizzato dal commercio ittico e che si affaccia sulle sponde del lago di Bolsena. È una rete dalla forma grossolana a imbuto con, al termine della strettoia, una camera che impedisce al pesce di uscire una volta entrato. Generalmente, i pescatori adagiano il Martavello in acqua che successivamente viene ritirato con il “bottino”. Inoltre questa rete da pesca è spesso utilizzata nella laguna di Orbetello e nel lago Trasimeno dove viene soprannominata “tofo”.

La sciabica: la rete da pesca che è diventata patrimonio ittico

La sciabica è una rete da pesca a strascico. Il suo nome deriva dall’arabo “shabaka” e cominciò ad essere usata sulle coste del Mar Adriatico per catturare dei pesci di piccoli dimensioni ma di grande valore nutrizionale. La sciabica è lunga alcune decine o addirittura centinaia di metri e alta un metro circa con all’estremità delle cime utili a trascinarla. Inoltre, a questa rete, venivano applicati dei piombi mentre la superficie era riempita da sugheri perché rimanesse perpendicolare al fondo.
Era una rete da pesca molto semplice da usare e per questo era molto apprezzata da numerosi marinai e pescatori. Prima dello scoppio della seconda guerra mondiale, a Brindisi esisteva il quartiere Sciabiche che era il più antico punto di riferimento per le attività da pesca.

Oggigiorno la tradizionale pesca con la sciabica rimane nel patrimonio ittico dei seguenti porti italiani: Manfredonia, Tortoreto, Giulianova, Roseto, Vastoin, Citanova, Porto Recanati, Porto Potenza, Falconara Marittima, Fano, Pesaro e Senigallia.

Insomma, una vera e propria tradizione di porto in porto che ha assunto un valore economico e identitario verso le comunità che vivono di quest’attività e soprattutto, durante la stagione estiva, si svolgono delle rievocazioni storiche che prevedono il lancio di una rete tirata a mano dai pescatori sino alla riva.

Lo sparviero o giacchio: la rete circolare per mare e acque dolci

Infine, lo sparviero o giacchio, antica rete da pesca circolare dal perimetro piombato e storicamente era una rete usata nel Medioevo e da alcune popolazioni dell’America Latina.
Inizialmente, questa rete veniva auto-costruita usando la canapa o il cotone; ora è realizzato in nylon o in poliestere. Lo sparviero è caratterizzato da una circonferenza di dodici metri, ha una corda lunga più di tre metri ricoperta di piombi (la funaia) che trascina la rete verso il fondo con alle estremità due occhielli (cappiole) e al centro ha un anello metallico o plastico (la galla). Dal bordo partono circa venti cordicelle (i ramiglione) che passano all’interno dell’anello e confluiscono verso la corda del giacchio.

Per usare questa rete da pesca, all’inizio il pescatore deve spostarsi verso la prua e posizionare la tavola del giacchio tra le sponde. Dopo aver serrato la corda intorno al polso, bisogna raccogliere con una mano la parte superiore del giacchio per circa metà della sua lunghezza mentre con l’altra mano afferrare il lembo rimasto libero. Successivamente, la rete deve essere aperta completamente prima che tocchi l’acqua in modo da ricoprire la maggior area possibile. Da notare che lungo la corda ci sono dei piombi che fanno scendere rapidamente la rete verso il fondo imprigionando i pesci; al pescatore non resterà che recuperare la rete tirando lentamente la corda dello sparviero e le cordicelle e posare la rete sulla tavola.

Oggigiorno questa rete viene utilizzata sia in mare sia in acqua dolce ma sebbene possa essere affascinante, è stata soppiantata da altre reti.